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Magnifici e straordinari – Adriana Perillo

In questi ultimi tempi la vita di milioni di persone in tutto il mondo è diventata difficile perchè i venti di guerra soffiano in varie direzioni e si avverte la minaccia di possibili eventi ancora più disastrosi.

La guerra si è sviluppata a scacchiera e contemporaneamente in diversi paesi.

La morte ha già mietuto moltissime vittime innocenti, soprattutto bambini, che sono la speranza del mondo vitale, sono stati decimati da bombe, dalla fame e dalla sete e non hanno più nemmeno un riparo a causa delle distruzioni delle loro abitazioni.

Ma, mentre la guerra infuria, noi in Italia abbiamo potuto respirare un’altra aria seguendo i giochi olimpici invernali che in gennaio e febbraio scorso si sono svolti tra Milano e Cortina d’Ampezzo.

L’animo si è un po’ rinfrancato in questa pausa sportiva ammirando le imprese di tanti atleti provenienti da quasi tutto il mondo, che sono riusciti a costruire ponti di amicizia, relazioni di solidarietà pur nella competizione rispettosa e sportiva. Essi hanno acceso l’entusiasmo degli spettatori e dei propri tifosi molto coreografici e allegri ed hanno dato dimostrazione di grande impegno per conseguire un risultato dal valore più morale che economico. Ci hanno resi orgogliosi di essere rappresentati come il paese degno di essere nei primi posti nella classifica del medagliere olimpico.

Poi nel mese di marzo si sono svolti anche i giochi paralimpici invernali che, a mio parere, sono stati uno spettacolo di grande misura, dove atleti fantastici hanno gareggiato con un coraggio eroico. Sono rimasta incollata al video, presa da un’ammirazione profonda: c’era quasi una magica attrazione nelle magnifiche esibizioni ma non era compassione per le loro menomazioni in mostra bensì uno stupore per la forza e l’intensità del loro impegno.

Tutti ragazzi giovani, segnati nel loro fisico da disabilità varie che mi inducevano a riflettere sulla passione e determinazione che li motivavano per guadagnare una medaglia.

Questi atleti sono consapevoli che le prove da affrontare sono molto difficili e faticose, eppure lavorano e si esercitano per ben quattro anni per arrivare alla partecipazione ai giochi che dura pochi minuti, e solo la gioia del traguardo li ricompensa di un grandissimo sacrificio.

Noi spesso ci lamentiamo anche di un lieve malessere, mentre questi ragazzi privi di arti superiori o inferiori, ipovedenti o non vedenti, con molti altri problemi affrontano sci alpino e di fondo, snowboard, curling, hokey, para ice e biatlon con tecnica e velocità pazzesca: parliamo di gare sul ghiaccio e su discese che presentano grosse difficoltà senza l’ausilio della vista o di un arto. Nello snowboard sembrano proiettili umani. Eppure il loro sorriso dopo la competizione e gli abbracci scambievoli sono sinceri e sentiti.

Il pubblico dimostrava ammirazione e partecipazione nel freddo polare sulle bianche cime alpine.

Gli spettacoli di apertura e chiusura dei giochi nell’Arena di Verona sono stati una vera grande impresa, una dimostrazione della capacità italiana di stupire il mondo con una organizzazione che sarà presa come modello: momenti di spettacolo di straordinaria arte, con giochi di luce fantastici, coreografie perfette a cui hanno partecipato anche gli atleti paraplegici che non nascondevano la loro fisicità imperfetta ma erano parte integrante di una esibizione di magica bellezza.

Spontanea è stata la considerazione che partecipare da spettatori ai giochi, specialmente paralimpici, sarebbe educativo ed utile per tutti quei ragazzi che ogni giorno sprecano il loro tempo in modo futile o dannoso per la salute, che non hanno orizzonti, sono sempre insoddisfatti e pretenziosi.

Tanti sono i giovani che non hanno aspirazioni per il proprio futuro, non amano impegnarsi e al primo ostacolo si arrendono.

Gli atleti possono essere esempi positivi di costanza, di fatica tesa a superare i propri limiti per dimostrare, prima a se stessi, che nonostante la disabilità e le barriere    si possono raggiungere vette che sembrano impossibili e che non si deve rinunciare a realizzare i propri sogni per vivere una vita piena.