Willy e la Casetta, un sogno senza fine

Una bella eredità

Quando si parte per un lungo soggiorno altrove, quando si chiude una esperienza importante, quando si termina un ciclo scolastico o il rapporto di lavoro, rimangono i ricordi, che tutti sperano essere belli, affettuosi, significativi.

Alunni ricordano alcuni insegnanti particolarmente capaci, colleghi ricordano il loro ufficio con un po’ di nostalgia, un amico ricorda con affetto colui che è partito per studio, lavoro o nuovi legami.

Ci sono persone che però, dopo la loro partenza, non lasciano solo ricordi: trasmettono messaggi.

Maurizio Baradello ci ha lasciato un ricordo che è più di un pensiero, di una emozione: è un esempio, un impegno e anche una promessa.

L’esempio per la politica che costruisce, l’impegno per creare ponti e la promessa di non voltarci dall’altra parte.

L’impegno politico era un dovere morale, la risposta al richiamo dei valori autentici del vivere civile.

La collaborazione internazionale non era un lavoro per Maurizio, bensì una missione.

Rau ci fa una promessa: buoni cristiani e onesti cittadini vanno per il mondo in tranquillità seminando Pace stringendo mani sconosciute e abbracciando fratelli senza distinzione di razza, cultura, religione.

Grazie Rau.

Pensieri e Parole | Il dolore – Silvia Falcione

A me sembra che il dolore si presenti sul sentiero della vita a tappe come una pietra d’inciampo o come un temporale da cui esci fradicio ma poi ti asciughi.

Resta una pozza.

Resta un ricordo di un evento andato. Concluso.

Ma quando il dolore è molto troppo, allora diventa un pozzo profondo.

Non riesci a parlarne con nessuno. Soprattutto con le persone coinvolte.

Il pozzo è profondo.

Intorno tutta la vita continua gioiosa e le stagioni si susseguono.

L’erba cresce e i fiori sbocciano.

Meglio non affacciarsi al bordo del pozzo. Ti attira sul fondo e ti potrebbe tirare giù.

Meglio restare sul prato e sul sentiero dove la vita continua e lasciare il pozzo laggiù guardandolo ogni tanto per ricordare.

Guardando l’erba che cresce anche li intorno insieme alle margherite.

Il pozzo è pieno di lacrime lo sai. Ma tu sei dentro la vita che continua e fiorisce.

Non puoi sigillare il pozzo custode delle tue lacrime.

Ma non avvicinarti. Potrebbe attirati giù.

Cogli le margherite e sorridi e percorri il sentiero con gli altri. Anche loro hanno un pozzo.

Ma non ti diranno quale.

Pensieri e Parole | Gioia. Sostantivo femminile. – Silvia Falcione

Stato emotivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione che provoca una gioia piena con grida e lacrime di gioia, a volte.

“Gioia promette e manda pianto Amore” (Foscolo)

La gioia è un’emozione. Come tale la gioia è uno stato profondo dell’essere.

Nasce in modo inaspettato, davanti al cielo, al mare, a due occhi belli, ascoltando una canzone, da un ricordo, un profumo, un sorriso…

Quando la gioia ci viene dagli altri riguarda l'altruismo, mentre la felicità è un piacere personale.

Bisogna essere profondamente radicati e consapevoli di se stessi per poter aiutare gli altri, senza che un senso di sopraffazione o di frustrazione per un mancato riconoscimento dei propri sforzi ci raggiunga.

Si chiama altruismo, si pratica in modo incondizionato e ha a che fare con la gioia.

La felicità deriva da istanti, in cui il piacere è di solito personale. Bisogna essere allenati alla gioia per poter riconoscere gli istanti di felicità.

La felicità accresce la gioia e viceversa.

La gioia va allenata quotidianamente, ricercandola nel profondo.

È una specie di bussola: se sappiamo di cosa è fatta la nostra gioia che è fatta di perdono di eventi passati, accettazione del nostro presente e costante senso di gratitudine per la vita, sappiamo anche come ritrovarla in ciò che ci accade.

Pensieri e Parole | Quaresima – Silvia Falcione

Quaresima.

Quaranta giorni in cui i catecumeni si preparavano al Battesimo. Nella notte di Pasqua.

Un tempo per rinnovare in profondità la nostra fede.

Un tempo per mettere in discussione la nostra fede e verificare in profondità come la viviamo.

Un tempo per mettere in crisi i nostri programmi e rinnovarli e per fede, accettare i programmi di Dio. Anche se non ci sono chiari.

Un tempo per ripercorrere le strade della preghiera che ricarica lo Spirito.

Un tempo per riflettere sul peccato.

Il peccato è il buio della vita, è notte, è morte.

Il perdono è la luce che illumina questa notte.

Il perdono per noi stessi e per gli altri.

Il perdono è il sacramento della fede.

È il sacramento della verità su noi stessi.

È il sacramento della maturità della nostra fede, della libertà, dell’amore, della gioia, dello Spirito Santo, della Resurrezione.

La Quaresima è un tempo per perdonare.

Per riscoprire l’incontro con Dio nel perdono.

Pensieri e Parole | La Famiglia Salesiana – Silvia Falcione

Le giornate di spiritualità della Famiglia Salesiana 2024

Da giovedì 18 gennaio a domenica 21 si sono tenute a Valdocco le Giornate di Spiritualità per tutti i gruppi della Famiglia Salesiana, che sono davvero molti e sparsi per il mondo. Era la 42^ edizione, ma solo la quinta a Valdocco.

“Questo evento celebra la profonda comunione che esiste tra tutti i gruppi e con tutti i continenti. Il motivo centrale che ci riunisce è quello di vivere una profonda esperienza salesiana come famiglia, intorno alla Strenna che il Rettor Maggiore propone a tutta la Famiglia Salesiana e che per quest’anno è “Il sogno che fa sognare. Un cuore che trasforma i lupi in agnelli.

Così ha detto don Joan Lluis Playa delegato RM per la F.S.

Giovedì il Rettor Maggiore don Ángel Fernández Ártime ha presentato a tutti la Strenna dicendo che il tema era stato ispirato dal fatto che il sogno dei nove anni che guidò tutta l’opera di Don Bosco, avvenne esattamente 200 anni fa nel 1824.

“Ritengo che la ricorrenza bicentenaria del sogno (…) meriti di essere messo al centro della Strenna, che guiderà tutto l’anno educativo pastorale di tutta la famiglia Salesiana. Esso potrà essere ripreso e approfondito nella missione evangelizzatrice, negli interventi educativi e nelle azioni di promozione sociale che in ogni parte del mondo fanno capo ai gruppi della nostra Famiglia, che trova in Don Bosco il Padre Ispiratore.”

Così scrive nell’introduzione Don Angel che è al termine del suo mandato e ha salutato tutti con commozione domenica in teatro. Tutti, davvero tutti, perché erano presenti quasi 400 persone provenienti da tutto il mondo in particolare quello di lingua spagnola, ma anche dal Libano, dall’Ucraina, dall’Ungheria…un popolo multicolor che ha vissuto i momenti di spiritualità e di festa con grande partecipazione ed allegria salesiana.

Non sono riuscita a partecipare a tutte le giornate, ma queste esperienze di mondialità trovo che siano sempre incredibilmente arricchenti per l’anima.

Alcuni temi mi sono rimasti impressi ascoltando: aprirsi a tutti, non restare chiusi nelle nostre piccole realtà, essere operatori di pace, educare alla pace, rinnovare ogni giorno la nostra vocazione, dedicarsi ai giovani più poveri come ha fatto Don Bosco, essi non sono oggi molto diversi da quelli che lui ha incontrato, cercato e amato.

 

Pensieri e Parole | Pace – Silvia Falcione

Proviamo a dare un senso alle parole.

Quelle che a volte diamo per scontate e che sono entrate nel vocabolario quotidiano non si sa bene come.

Integrazione. Certamente il senso e il significato delle parole non è solo quello letterale ma ha un aspetto di percezione personale e sociale.

Inclusione. Il termine integrazione ha preceduto per esempio nella riflessione sociologica e pedagogica il termine Inclusione. Entrambi dovrebbero essere sempre accompagnati da un aggettivo es. Sociale o scolastica che serve per esplicitare gli ambiti di applicazione. Da soli si espongono a equivoci.

Tolleranza. Spesso a me non basta. Non mi basta essere tollerata. Voglio di più. Vorrei essere capita. Tuttavia la tolleranza è il primo passo verso il percepire le differenze come ricchezza culturale. Sta anche alla base delle democrazie moderne. Certo è un termine limitato, un primo
passo verso un obiettivo più alto ovvero la convivenza civile e la cittadinanza. Ma senza il primo passo non si scala la montagna. Non si percorre nessuna strada.

Gennaio è il mese della pace. Senza tolleranza e senza inclusione sociale la pace non è di fatto possibile.

L’oratorio di Valdocco era ed è ancora spero, fondato su questi valori.

Pensieri e Parole | La confidenza – Silvia Falcione

Non a tutti si fanno confidenze. Ma quante confidenze ricevute negli anni da allieve e allievi.

L’ultima poco prima di Natale per telefono, anche se non sono più a scuola.

Prof. mi sono ritirata. Ora lavoro, non ce la facevo più, il clima era insopportabile. Penso che farò il serale“.

Me ne ricordo una avuta da tre bambini di 10 anni quando ero maestra. Tre bambini che per quattro anni di scuola non avevano mai dato problemi, vivaci, curiosi, educati.

Da due mesi sembrava che si fossero coalizzati in una banda di monelli disturbatori delle lezioni.

Non capivamo. Poi la confidenza.

Sai maestra i nostri genitori litigano sempre, forse si separano, non sappiamo cosa fare“.

Quei tre si erano confidati tra loro e cercavano di aiutarsi dando però molto disturbo in classe.

Si confidando con me, “Non dirlo a nessuno però maestra, è un segreto e non parlare con i genitori, per favore!“, da quel momento tornarono tranquilli.

Non è facile confidarsi, spesso è un salto nel buio, ma è anche un atto liberatorio.

Don Bosco riceveva molte confidenze dai suoi ragazzi, per questo parlava di familiarità.

L’oratorio era come la famiglia che avevano perduto.

E le nostre famiglie? Sono luoghi di familiarità e confidenza?

Promesse – Pierluigi Baradello

Mi avevano detto che saresti venuto
non sapevo se credere.

Aspettavo, come tanti,
come tutti.

Una sera inseguivo un agnello che si era perso,
ho visto una madre bambina
e un padre stupito
per i tanti che accorrevano per vedere il figlio che gli era nato.

Anch’io mi sono chinato;
basso su quella paglia
custodito tra due assi a greppia
c’era solo una promessa d’ uomo.

Non l’ho dimenticata
e ho continuato ad aspettare, con un dubbio in più.

Poi, già vecchio, riportando un gregge che ormai
s’era abituato alla mia voce
ho visto quella promessa realizzata.

Altri due assi a croce la custodivano.
Alto sul dolore della madre,
di ogni madre
e di ogni uomo,
s’offriva quell’uomo.

Tre giorni ho atteso, d’esser certo
d’averti trovato.

Ora le notti
d’inverno, vegliato dal mio gregge
ad ogni richiamo di promessa d’uomo
ho un sussulto

Sei qui, sei ancora con noi.

Lettera Natale 23 – Don Gianfranco Lajolo

Carissimi amici,

prepariamoci con la preghiera e col silenzio interiore a ricevere l’immenso dono del Natale. Dio si fa uno di noi!!! Perché? Per farci diventare come lui, pieni di misericordia, di bontà, di perdono verso chi ci sta accanto.

Lasciamo ai suoi piedi la nostra vita e lì abbandoniamo il nostro io. Alla Cordata questo Dio, la sua presenza, il suo esserci fratello, lo sperimentiamo tutti i giorni nella fatica, nella condivisione, nel suo perdono e nel perdono vicendevole.

Vi diamo qualche notizia della casa… sappiamo che le attendete sempre con gioia.

I nostri studenti sono aumentati, Giovanni e Francesco sono arrivati al quinto anno di alberghiero; Quest’anno avranno la maturità. Così Sheladin, arrivato a settembre, frequenta l’ultimo anno di ragioneria. Mohamed frequenta il primo anno alla casa del ragazzo con un corso triennale di cucina.

Lino, 13 anni, da giugno è con noi e frequenta la terza media. Patrick è arrivato in quarta elementare; quest’anno, tappa importante, la prima comunione.

Così come Gabriel, anche lui in quarta elementare, a maggio farà la prima comunione.

Gabriel grande è arrivato al secondo anno di infermieristica e frequenta il Conservatorio di Perugia con la sua Viola Da Gamba.

Noel frequenta il primo anno di asilo mentre la piccola Lola frequenta l’asilo nido così come Janis. Janette va a scuola e frequenta la terza elementare.

Insieme a tutti questi giovani abbiamo le loro mamme. Sabrina, la più vecchia del gruppo è la zia di tutti i bambini. Maria, è la mamma di Janette e Janis. Janeta è la mamma di Lola e Silvana è la mamma di Gabriel e Noel.

Infine c’è Mustapha, che si occupa sempre dei lavori esterni e il nostro Franco Bori (il nostro professore) che a luglio ha compiuto novant’anni.

Da pochi giorni è tornato dall’ospedale in quanto, ad agosto, cadendo si è rotto il femore. Ha subito un intervento con protesi e ora è da seguire in tutto poiché questa caduta lo ha debilitato ulteriormente.

È felice di essere con noi ma con una preoccupazione costante: “quella di darci troppo lavoro”.

Del nostro gruppo quest’anno sono riuscite a trovare casa e lavoro Haxhire con le sue bambine Martina e Vanessa e Xhemile con il suo Leo.

Presto ci lascerà anche Maria con Janis e Janette in quanto da alcuni mesi ha trovato lavoro.

Vogliamo ringraziarvi tutti, uno ad uno, in maniera personale in quanto questo “miracolo dell’amore” l’ha compiuto sì il buon Dio ma anche attraverso di voi che con le vostre preghiere, le vostre donazioni, ci siete tanto vicini; permettete alla Cordata di essere la casa della Provvidenza, la casa dell’Accoglienza.

Da quella culla, Gesù bambino ci dice: “venite a me, voi che siete stanchi e affaticati. Non sono venuto a condannare, ma a perdonare”.

Carissimi, corriamo verso la grotta di Bethleem con la voglia matta di vedere Gesù bambino; chi si consegna a lui non sa dove sarà portato.

Una cosa sola sa: che tutto ciò che gli capiterà sarà un bene per lui, perché siamo amati da Dio per sempre.

Un Buon Natale a tutti voi; grazie per il bene che fate e per come siete in Cordata.

Vi aspettiamo ad Assisi e il sorriso e la pace che si alza dalla culla di Bethleem sia lo stesso sorriso e la stessa pace che portiamo nel cuore e che doniamo a chi incontriamo sul nostro cammino.

Un caro saluto,

Giovanna e don Gianfranco

La Cordata