Con prole o senza? – Adriana Perillo

Molto spesso negli incontri-scontri in TV tra politici viene denunciato un serio problema sociale, cioè il calo demografico; si manifesta preoccupazione per il numero di nascite sempre più decrescente che fa temere di creare un paese meno popoloso nei prossimi anni con il conseguente rischio di avere meno lavoratori e meno risorse economiche per l’amministrazione dello Stato e dei cittadini. Anche la maggiore longevità costituisce un problema per l’assistenza sanitaria di molti anziani bisognosi di prolungate cure, quindi con una spesa più onerosa per il sistema sociale.

Si fanno sondaggi, si discute sulle cause, si accusa la scelta politica di chi governa in quel momento e via discorrendo. Io penso che siano solo sterili discussioni, perché la questione è più complessa.

La società odierna è cambiata tanto dopo la seconda guerra mondiale, la famiglia non è più quella di una volta, composta da genitori e una numerosa figliolanza, modello patriarcale; oggi ci sono varie tipologie di famiglie: quelle di fatto, allargate, composte da singole persone, omosessuali, dove i ruoli non sono rigidi come una volta e spesso senza prole. Questi cambiamenti sono stati determinati da fattori come l’esigenza della donna di conquistare nella società posti sempre più importanti in concorrenza con gli uomini, l’istruzione superiore ha determinato la scelta lavorativa femminile. La donna non vuole riconoscersi solo come moglie, madre e angelo del focolare ma vuole impegnarsi per contribuire a formare una società con impronta meno esclusiva maschile. Essa esige anche ritagliarsi degli spazi in autonomia per realizzare le proprie aspirazioni in altri campi come hobbies, sport, studi ecc.

La parità non è stata ancora del tutto raggiunta ma in famiglia la donna oggi ha voce in capitolo sull’educazione dei figli, sulle scelte nei vari ambiti perchè contribuisce anche economicamente alla conduzione famigliare e nel costo della vita dei componenti.

È anche cambiata la mentalità della società: si rimanda ad età più tarda la nascita di un figlio perchè si preferisce non avere impegni appena si costituisce una qualsiasi forma di famiglia, bisogna prima fare esperienze viaggiando, divertendosi, accumulando risorse economiche, oppure si rinuncia alla maternità adducendo cause come il timore di malattie o di una vita infelice in una società violenta. Ognuno ha la sua scusa.

È vero che crescere un figlio un figlio comporta responsabilità, fatica e anche rinunce ma non c’è niente di più bello e di più grande del mettere al mondo una creatura, carne della tua carne, che può dare un senso vero e autentico alla vita, che genera amore e sentimenti profondi.

Inseguire un percorso di vita edonistica, senza responsabilità ed affetti può essere comodo e piacevole fino a quando va tutto bene, ma col passare degli anni ti ritroverai solo e allora cosa sarà rimasto di una vita godereccia, libera, spesa tra viaggi e vacanze? Non lascerai di te nessuna traccia, anche se sarai stato un personaggio di peso sociale e di nota fama, mentre il DNA trasmesso ai tuoi discendenti avrà avuto i suoi frutti e un fine in questo mondo voluto da Colui che ci ha creati.

Mi stupisce sempre più la quotidiana osservazione che in questa attuale società c’è sempre meno spazio per la vita umana ma un forte interesse per gli animali a cui vanno tutte le cure e attenzioni. Si vedono coppie portare a spasso cani invece dei bambini, si spendono soldi per i loro bisogni senza risparmio tanto che si è creato un lucroso business attorno a questo interesse tra veterinari, toilette, cibarie, abbigliamento ed altro. Sono stati creati pranzi gourmet in ristoranti extralusso fino a 150 euro, negli hotel stellati spazi in suite   per cani di persone facoltose che non vogliono separarsi dal loro “figlio peloso” ( v. Brambilla). Qualche animale viene seppellito nella tomba a fianco del padrone.

Amare gli animali è un nobile sentimento ma bisogna essere equilibrati tenendo presente che l’uomo è uomo e l’animale, pur essendo un essere vivente, ed anche se gli vogliamo bene, non dobbiamo umanizzarlo, bastano già i robot definiti umanoidi, pur essendo un concentrato di fili e metalli.

Mi sembra un cammino verso una deriva alienante.

Restiamo umani ( v Enciclica Leone XI )!

Rondini – Adriana Perillo

Rondini pazzerellone e tanto caciarone,
sempre vi rivedo volentieri
mentre nel cielo cittadino
intrecciate perenni voli rincorrendovi
a rapide schiere incrociate.
Rassomigliate a bimbi vivaci
che mai si danno pace
fino a tarda sera,
in un gioco senza fine.
Lo stridulo vocio non passa inosservato
a chi sa guardare in alto
ad osservare i tetti sfiorati
con abile maestria ,
a slalom tra antenne e camini.
Mentre rapita vi ammiro,
un po’ di nostalgia mi assale
e riaffiorano i ricordi di estati
di altri tempi e altri luoghi,
di ore felici vissute sotto un cielo di montagna,
nel mio dolce paese natio.

-Adriana Perillo

Festa di San Domenico Savio per ragazzi dalla 3^ media in su!

In arrivo la Festa di San Domenico Savio dedicata a tutti i giovani dalla terza media in su!

In collaborazione con UP 59-60, vi aspettiamo sabato 9 maggio dalle 15.30 a mezzanotte per un confronto con Alessandro Poma, giochi, riflessioni, cena e… dj party!

Necessaria iscrizione entro il 22 aprile a:

  • Alice 3407136153
  • Ciappo 3471081655
  • Erika 3703201432

Costo di € 5 euro con merenda e cena incluse.

San Domenico Savio ci ricorda che la santità può essere gioia, amicizia, festa e vita piena. Ti aspettiamo per viverla insieme!

“Come acqua chiara”: il musical sulla vita di Don Bosco

Artedanza presenta la vita di don Bosco in musical, di Pietro e Benilde Robusto: “Come acqua chiara” vi aspetta al teatro del Colle Don Bosco il 16 maggio alle ore 21.00 e in replica il 17 maggio alle ore 16.00!

Biglietti disponili online ai seguenti link:

Per informazioni: teatrocolledonbosco@gmail.com.

 

Festa di San Domenico Savio 2026: il programma completo

In arrivo la Festa di Domenico Savio! L’8, 9 e 10 Maggio la Casa Natale di San Domenico Savio vi aspetta per 3 giorni di celebrazione, preghiera e festa.

Programma

Venerdì 8 | Ore 20.45
  • IN CAMMINO CON MARIA
    Recita del Santo Rosario per le vie della Borgata con riflessioni
Sabato 9 | Ritrovo alla Casetta ore 8.15
  • CAMMINATA SULLA VIA DI DON BOSCO TRA FEDE E ARTE A RIVA PRESSO CHIERI
    Percorso: Palazzo Grosso, Parrocchia, Confraternita, Madonna della Fontana, Casa natale di S. Domenico Savio

    • A cura di Agricampus del Cammino e Amici di San Giovanni
    • Prenotazioni: info@agricampus.eu o 3501235116
Sabato 9 | Dalle ore 16.30
  • INCONTRO TRA I GIOVANI
    Confronto dei giovani con Alessandro Poma, tra giochi e riflessioni.

    • A seguire cena e festa con musica e DJ set
    • Per info:  3286959184
Domenica 10 | Festa in famiglia
  • Ore 9.30: Biciclettata in famiglia
    • Partenza dalla parrocchia di Riva alle ore 9.50
  • Ore 10.45: Omaggio davanti al monumento
  • Ore 11.00: Santa Messa
    • Celebrata da don José Miguel Nùñez, Rettore del Colle Don Bosco, e animata dalle Corali
  • Ore 13.00: Pranzo preparato dagli Amici di San Giovanni
    • (Su prenotazione entro venerdì 9 Maggio a: Valentina 3492892782 o Lodovico 3351595027)
  • Ore 14.30: Giochi in famiglia
  • Ore 16.30: Chiusura dei giochi
    • Conclusione con merenda

Per tutta la giornata sarà disponibile il Banco di Beneficienza.

“In cammino”: un video per raccontare la strada verso la Santità di Domenico Savio

Un viaggio nei luoghi, nelle parole e nello spirito che hanno segnato l’incontro tra Domenico Savio e Don Bosco: è online In Cammino – La strada verso la Santità, il nuovo video realizzato dalla Casetta Domenico Savio, in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione dell’Ispettoria ICP.

Il racconto è affidato alla voce di don Enrico Lupano, che guida lo spettatore attraverso i passaggi più significativi della vita del giovane santo, intrecciando storia, spiritualità e testimonianze concrete di un cammino che continua a parlare ai ragazzi di oggi.

Il video, girato negli ambienti che custodiscono la memoria viva di Domenico e di Don Bosco, è disponibile in 5 lingue, per favorire la diffusione del messaggio e raggiungere comunità educative e gruppi salesiani in tutto il mondo:

  • Italiano
  • Inglese
  • Spagnolo
  • Portoghese
  • Francese

Non è solo un racconto storico: è un invito. Un invito a lasciarsi ispirare dalla vita di Domenico Savio, dalla sua gioia contagiosa, dalla sua capacità di vivere la santità nella quotidianità, nelle piccole scelte, nella fedeltà ai propri impegni.

Un contenuto pensato per gruppi giovanili e oratori, scuole e insegnanti di religione, famiglie e catechisti, pellegrini e visitatori dei luoghi salesiani. Un materiale prezioso per incontri, percorsi formativi, momenti di preghiera o semplicemente per riscoprire una storia che continua a illuminare.

Dove vedere il video

Il video è disponibile sul sito della Casetta Domenico Savio e su Vimeo:

ULIVO | Silvia Falcione

Dalla domenica delle Palme fino a Pasqua c’è una pianta che ci accompagna, l’ulivo. Come mai? Lo dicono i Vangeli.

Ma cosa dicono davvero i Vangeli? Me li sono riletti per curiosità. Quando Gesù entra per l’ultima volta a Gerusalemme prima della Passione trova una folla esultante ad accoglierlo. Stendono i
mantelli e tagliano i rami dagli alberi scrive Matteo senza precisare quale albero. Marco parla di fronde tagliate dai campi. Luca dice che Gesù e i discepoli scendevano dal monte degli ulivi.

Giovanni dice che la folla prese dei rami di palme. Nessuno cita i rami di ulivo. Allora perché noi abbiamo questa tradizione dei rami d’ulivo? Forse anche per associazione con il monte degli ulivi, luogo frequentato da Gesù con i discepoli. Ho comunque provato a fare una breve ricerca su questa pianta che ha una storia millenaria e un profondo significato culturale, è molto più di una semplice pianta.

Simbolo di pace e prosperità, l’ulivo ha affascinato civiltà antiche e moderne, influenzando la vita di molte popolazioni. Il suo ruolo va ben oltre la semplice produzione di olive e olio; rappresenta un legame tra passato e presente, un simbolo di continuità e tradizione.

L’ulivo è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo. Le sue origini risalgono a oltre 6000 anni fa nella regione del Mediterraneo orientale.  Questa regione, ha offerto il terreno ideale per la crescita e la diffusione dell’ulivo. Da lì, si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, diventando una coltura fondamentale per molte civiltà.

Nel corso dei secoli, l’albero di ulivo si è adattato a diversi climi, diffondendosi in paesi come Italia, Grecia, e Nord Africa. L’ulivo si è diffuso grazie alle rotte commerciali e alle conquiste militari. Inoltre, la capacità dell’ulivo di sopravvivere in condizioni difficili ha reso la sua coltivazione attraente per molte società. Questa diffusione ha permesso all’ulivo di diventare un elemento centrale nella cultura di molte nazioni, influenzando anche le loro tradizioni.

Nella Bibbia, l’ulivo è menzionato più volte come simbolo di pace e riconciliazione. La colomba con un ramoscello di ulivo nel becco rappresenta il segno della fine del diluvio universale.   Questo simbolismo di pace ha attraversato i secoli, influenzando la percezione dell’ulivo in molte culture. Inoltre, l’olio d’oliva, estratto dai frutti dell’ulivo, si usava per scopi sacri in molte religioni. Questo utilizzo sacro sottolinea il rispetto e la venerazione che l’ulivo ha suscitato nel corso della storia.

L’ulivo è universalmente riconosciuto come simbolo di pace, speranza e prosperità. Il suo significato simbolico è radicato nella sua resistenza e longevità, poiché l’ulivo può vivere per centinaia di anni. Questa capacità di sopravvivenza ha fatto dell’ulivo un simbolo di stabilità e continuità.

La pianta di ulivo è anche simbolo di rinascita, grazie alla sua capacità di rigenerarsi anche dopo essere stata danneggiata. Questa resilienza ha ispirato molte culture a considerare l’ulivo come simbolo di forza e perseveranza. L’ulivo simboleggia anche l’unità e la cooperazione.

Ecco il profondo significato che ha assunto nel tempo un semplice ramo d’ulivo. Mi piace pensare che Gesù conoscesse il suo significato e perciò abbia scelto il giardino degli ulivi.

Mi piace esserne consapevole quando porterò a casa il ramo d’ulivo benedetto della festa delle Palme.

Magnifici e straordinari – Adriana Perillo

In questi ultimi tempi la vita di milioni di persone in tutto il mondo è diventata difficile perchè i venti di guerra soffiano in varie direzioni e si avverte la minaccia di possibili eventi ancora più disastrosi.

La guerra si è sviluppata a scacchiera e contemporaneamente in diversi paesi.

La morte ha già mietuto moltissime vittime innocenti, soprattutto bambini, che sono la speranza del mondo vitale, sono stati decimati da bombe, dalla fame e dalla sete e non hanno più nemmeno un riparo a causa delle distruzioni delle loro abitazioni.

Ma, mentre la guerra infuria, noi in Italia abbiamo potuto respirare un’altra aria seguendo i giochi olimpici invernali che in gennaio e febbraio scorso si sono svolti tra Milano e Cortina d’Ampezzo.

L’animo si è un po’ rinfrancato in questa pausa sportiva ammirando le imprese di tanti atleti provenienti da quasi tutto il mondo, che sono riusciti a costruire ponti di amicizia, relazioni di solidarietà pur nella competizione rispettosa e sportiva. Essi hanno acceso l’entusiasmo degli spettatori e dei propri tifosi molto coreografici e allegri ed hanno dato dimostrazione di grande impegno per conseguire un risultato dal valore più morale che economico. Ci hanno resi orgogliosi di essere rappresentati come il paese degno di essere nei primi posti nella classifica del medagliere olimpico.

Poi nel mese di marzo si sono svolti anche i giochi paralimpici invernali che, a mio parere, sono stati uno spettacolo di grande misura, dove atleti fantastici hanno gareggiato con un coraggio eroico. Sono rimasta incollata al video, presa da un’ammirazione profonda: c’era quasi una magica attrazione nelle magnifiche esibizioni ma non era compassione per le loro menomazioni in mostra bensì uno stupore per la forza e l’intensità del loro impegno.

Tutti ragazzi giovani, segnati nel loro fisico da disabilità varie che mi inducevano a riflettere sulla passione e determinazione che li motivavano per guadagnare una medaglia.

Questi atleti sono consapevoli che le prove da affrontare sono molto difficili e faticose, eppure lavorano e si esercitano per ben quattro anni per arrivare alla partecipazione ai giochi che dura pochi minuti, e solo la gioia del traguardo li ricompensa di un grandissimo sacrificio.

Noi spesso ci lamentiamo anche di un lieve malessere, mentre questi ragazzi privi di arti superiori o inferiori, ipovedenti o non vedenti, con molti altri problemi affrontano sci alpino e di fondo, snowboard, curling, hokey, para ice e biatlon con tecnica e velocità pazzesca: parliamo di gare sul ghiaccio e su discese che presentano grosse difficoltà senza l’ausilio della vista o di un arto. Nello snowboard sembrano proiettili umani. Eppure il loro sorriso dopo la competizione e gli abbracci scambievoli sono sinceri e sentiti.

Il pubblico dimostrava ammirazione e partecipazione nel freddo polare sulle bianche cime alpine.

Gli spettacoli di apertura e chiusura dei giochi nell’Arena di Verona sono stati una vera grande impresa, una dimostrazione della capacità italiana di stupire il mondo con una organizzazione che sarà presa come modello: momenti di spettacolo di straordinaria arte, con giochi di luce fantastici, coreografie perfette a cui hanno partecipato anche gli atleti paraplegici che non nascondevano la loro fisicità imperfetta ma erano parte integrante di una esibizione di magica bellezza.

Spontanea è stata la considerazione che partecipare da spettatori ai giochi, specialmente paralimpici, sarebbe educativo ed utile per tutti quei ragazzi che ogni giorno sprecano il loro tempo in modo futile o dannoso per la salute, che non hanno orizzonti, sono sempre insoddisfatti e pretenziosi.

Tanti sono i giovani che non hanno aspirazioni per il proprio futuro, non amano impegnarsi e al primo ostacolo si arrendono.

Gli atleti possono essere esempi positivi di costanza, di fatica tesa a superare i propri limiti per dimostrare, prima a se stessi, che nonostante la disabilità e le barriere    si possono raggiungere vette che sembrano impossibili e che non si deve rinunciare a realizzare i propri sogni per vivere una vita piena.

Quando un amore muore | Adriana Perillo

Da troppo tempo, con molta frequenza, si susseguono fatti di cronaca che vedono come vittime le donne: i femminicidi.

Tante perdono la vita per mano dei mariti o compagni che sono autori di efferati delitti nei confronti di chi dovrebbero, invece, amare e proteggere. Le modalità di queste uccisioni sono molto violente e feroci e mostrano tutto l’odio e il rancore di cui sono pervasi gli animi assassini.

La causa è sempre la non accettazione del fallimento di una unione che si è logorata e che diventa sempre più impossibile e intollerata dalla coniuge. Arrivare all’uccisione della donna che era stata scelta come moglie, compagna e madre dei propri figli è il punto di non ritorno di una situazione da cui non si vede l’uscita, perché si è sopraffatti dalla ottenebrazione del cervello, dal desiderio violento di fare del male a chi ti fa male con il suo abbandono, a chi ti fa sentire frustrato e fallito, ti pone in un baratro da cui non credi di salvarti e ti umilia socialmente.

La gelosia spinge alla violenza che nessuno riesce a placare, nemmeno la considerazione dei figli, anche minori, che possono rimanere orfani di entrambi i genitori. A volte la crudeltà di un padre ferito nel suo orgoglio arriva a colpire la propria prole per punire la moglie che deve soffrire avendo causato la separazione.

La reazione maschile è eccessivamente violenta forse perché c’è una prospettiva di vita difficoltosa, magari anche economicamente, o forse un dissesto dell’equilibrio della famiglia.

Ma perché una donna arriva alla decisione di separarsi dal proprio compagno? I casi sono diversi ma tanti i motivi comuni. Diciamo che spesso giunge a questa soluzione troppo tardi perché è trattenuta dall’amore per i figli, oppure crede di poter salvare, con la sua presenza, la famiglia, anche se deve sacrificarsi.

Un tempo le donne non avevano alternative e subivano anche reiterate violenze domestiche, economicamente erano dipendenti dal marito che controllava il reddito, né avevano un lavoro per potersi mantenere. Unico destino era subire, se non possedevano proprie ricchezze o patrimoni.

Oggi la donna ha maggiori possibilità perché spesso è attiva nel lavoro, consapevole dei diritti sanciti nella Carta dei diritti umani, può ricorrere alle istituzioni che devono tutelarla e aiutarla.

Tuttavia, da come si evince dai femminicidi quasi giornalieri, non tutte le donne riescono a capire in tempo utile che bisogna denunciare ogni sopruso, stare all’erta e proteggersi.

L’amore è un sentimento che mette prima il bene dell’altro, è rispetto reciproco e comprensione, appoggio, tenerezza, complicità; una coppia deve avere gli stessi obiettivi ma ognuno deve realizzare i propri sogni ed aspirazioni con la solidarietà dell’altro. E se il partener usa la manipolazione dei pensieri e delle emozioni, se fa violenza psicologica o fisica, se ha il controllo sulla altrui persona, è meglio accettare la fine di una storia perché vuol dire che l’amore è morto e bisogna voltare pagina, dimenticare il passato e ricominciare una nuova vita.

Un legame tossico è senza prospettiva.

Dobbiamo educare l’uomo all’autocontrollo, deve ricordare che non è il padrone della vita della donna, che è responsabile della felicità dei propri figli e che nessuno è obbligato ad amare chi non si vuole amare.

Strenna 2026

Dalle parole del Rettor Maggiore alla Famiglia salesiana riunita a Valdocco per le giornate di spiritualità.

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Fate quello che vi dirà.

Credenti e liberi per servire.

Abbiamo una fede che è prima di tutto capace di dare senso alla nostra vita.

In una cultura della indifferenza come quella di oggi a un certo punto per prudenza stai zitto.

Ma non può tacere chi ha la Fede.

Se non è la Parola di Dio che ci nutre quali parole ci guideranno?  Altre parole tossiche possono farsi avanti.

La meditazione quotidiana della Parola costituisce intimità con Dio.

Altrimenti facciamo partire esperienze umane   dove stiamo bene, ci troviamo bene ma nient’altro.

Per lasciarci interpellare dalla Parola occorre darle spazio di ascolto.

Stiamo cercando la volontà di Dio o la volontà umana, personale?

Come Famiglia salesiana siamo nella storia. Questo ci chiede di amare la realtà che abitiamo.

Dobbiamo ascoltare per capire quello che manca alla società e ai giovani.

Voler bene ai giovani è voler bene all’umanità.

La memoria dell’oratorio ha guidato la missione salesiana. Non basta amare don Bosco bisogna conoscerlo per seguire il suo esempio.

-Appunti di Silvia Falcione