il Cantico delle creature 3 | Silvia Falcione

“”Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.”

Frate Francesco guarda col naso verso il cielo in una notte stellata, stellatissima di quelle con milioni di stelle incastonate nel tessuto blu della notte. Me lo immagino sdraiato in un prato da solo o con i fidati compagni, un filo d’erba in bocca, con gli occhi spalancati sul firmamento del cielo.

Laudato sii mi Signore…

E ricordo le ultime notti dei campi a Gressoney. Il falò quasi spento e noi giovani giovanissimi a guardare la stellata. Quella è Orione! Cassiopea… dove sono il grande e il piccolo carro? Guarda come risplende Vega! 

Da sempre il firmamento ha affascinato gli esseri umani. Ci fa sentire piccoli della nostra vera piccolezza con la sua enorme e risplendente bellezza. Peccato che ormai dalle città troppo illuminate, troppo inquinate da illuminazioni spesso inutili ed esagerate, non si riesca più a veder le stelle. Ancora la luna si vede, soprattutto quando è una luna gigante e tutti là sul balcone a fotografarla. O anche qualche pianeta che risplende di luce riflessa dal sole, Marte o Venere si distinguono ancora nell’inquinamento luminoso, ma tutto qui purtroppo. Per ammirare il firmamento occorre il buio vero, in montagna o in campagna o in collina. 

Anche questa meraviglia rischiamo di perderci nella società tecnologica.

Ma ecco il cantico di Francesco a ricordarci quanti doni abbiamo ricevuto. Quanti doni rischiamo di perderci, di non riuscire a goderci, di passare loro accanto senza accorgerci. 

“ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
L’amor che move il sole l’altre stelle”

Scrive Dante nell’ultima terzina della Commedia.

“Guarda come brillano le stelle nella notte benché molte di loro da tempo siano morte.
Finché le stelle splendono nel cielo buio e nero l’amore sarà vivo per sempre e per davvero.”

(tratto da un libro per bambini).

Il Dio Amore sempre ci sorprende.

-Silvia Falcione

il Cantico delle creature 2 | Silvia Falcione

“Sii lodato, o mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente messer fratello sole, che ci illumia di giorno.
Ed esso è bello, raggiante e con grande splendore:
esso simboleggia Te, Altissimo Signore.”

La seconda strofa del Cantico loda Dio per fratello sole che ci illumina con grande splendore. Forse in questa estate infuocata non ci verrebbe proprio di lodare un fratello che ci arroventa così tanto le giornate fino a tarda sera. Purtroppo se fratello sole è costretto a rosolarci così, la responsabilità è in gran parte nostra che non abbiamo avuto abbastanza cura del nostro pianeta Terra, la casa che Dio ci ha donato e questo eccessivo riscaldamento è una delle conseguenze.

Sappiamo perfettamente che senza fratello sole non ci sarebbe vita sulla terra. Ci sarebbe solo un freddo impenetrabile buio di morte. Il sole ha permesso alle prime cellule di vita di scaldarsi e riprodursi negli oceani dando il via alla evoluzione delle specie. Oggi grazie alla tecnologia fotovoltaica il sole ci regala energia pulita e a basso costo eppure noi umani sembra che non riusciamo ad apprezzare le opportunità che ci offre per riparare ai danni che abbiamo causato alla natura.

San Francesco celebra madre natura in questa preghiera di lode. Egli percepiva nell’anima e nello spirito l’immenso dono che Dio ci ha fatto come noi spesso non riusciamo a sentire.  Egli aveva chiaro come fratello sole nel suo splendore simboleggia la grandezza e la Grazia di nostro Signore che è luce ai nostri passi, ai nostri occhi e illumina le nostre menti se lasciamo entrare la Sua luce.

Dipende da noi.

-Silvia Falcione

il Cantico delle creature | Silvia Falcione

In occasione degli 800 anni del ritorno al Padre di frate Francesco (1226) ho pensato di scrivere alcune meditazioni sul Cantico delle creature che ha compiuto 800 anni lo scorso anno essendo stato scritto dal santo al termine della sua vita (1224/25), quando era cieco e malato.

Sorprende la scelta del momento di ispirazione di questa preghiera di lode, ma i Santi spesso ci sorprendono e il Cantico se vogliamo è un po’ la sintesi di tutta la vita spirituale di San Francesco.  Viene considerato il primo testo poetico in volgare italiano giunto sino a noi e si presenta come una “lauda” in cui il santo scioglie un commosso inno alla potenza di Dio, attraverso l’elenco degli elementi del creato che vengono quasi invitati a unirsi a lui in una preghiera comune.

La lingua è il volgare umbro con l’inserzione di molti latinismi, i primi versi sono rivolti direttamente a Dio.

“Altissimo onnipotente bon Signore
Tue son le laude la gloria et l’onore et ogni benedizione.
A Te solo Altissimo se confanno  e nessun uomo è degno di te mentionare”

Vi ho scritto una traduzione non completa in italiano del testo originale per una maggiore comprensione.

Frate Francesco si rivolge direttamente a Dio e lo chiama l’Altissimo come spesso viene chiamato nell’Antico Testamento.  Già dai primi versi si capisce che la sua sarà una preghiera di lode, la più alta preghiera che un essere umano può rivolgere a Dio, la più gradita a Lui e la più difficile perché spesso le ansie e gli affanni della vita ci portano a chiedere aiuto e protezione e ben poco a lodare.

Eppure Francesco è cieco e malato quando detta a un altro frate questa preghiera, testimoniando così che è possibile riconoscere la presenza amorevole e vitale di Dio in ogni condizione, anche la più sofferta e precaria.

Non ci viene di certo spontaneo. Occorre esercitarsi nei momenti più sereni quando è più facile ringraziare non per eventi rari o eccezionali ma per ogni piccola cosa che ci rivela la Sua vitale Presenza.

Occorre esercitare i sensi per osservare ascoltare odorare toccare tutta la bellezza di cui siamo circondati e che Lui ci ha regalato. San Francesco si era talmente esercitato che anche da cieco la sapeva vedere  ne sapeva godere e da questo nasce la sua laude. Almeno così mi viene da riflettere.

Laudato sii!

-Silvia Falcione

Con prole o senza? – Adriana Perillo

Molto spesso negli incontri-scontri in TV tra politici viene denunciato un serio problema sociale, cioè il calo demografico; si manifesta preoccupazione per il numero di nascite sempre più decrescente che fa temere di creare un paese meno popoloso nei prossimi anni con il conseguente rischio di avere meno lavoratori e meno risorse economiche per l’amministrazione dello Stato e dei cittadini. Anche la maggiore longevità costituisce un problema per l’assistenza sanitaria di molti anziani bisognosi di prolungate cure, quindi con una spesa più onerosa per il sistema sociale.

Si fanno sondaggi, si discute sulle cause, si accusa la scelta politica di chi governa in quel momento e via discorrendo. Io penso che siano solo sterili discussioni, perché la questione è più complessa.

La società odierna è cambiata tanto dopo la seconda guerra mondiale, la famiglia non è più quella di una volta, composta da genitori e una numerosa figliolanza, modello patriarcale; oggi ci sono varie tipologie di famiglie: quelle di fatto, allargate, composte da singole persone, omosessuali, dove i ruoli non sono rigidi come una volta e spesso senza prole. Questi cambiamenti sono stati determinati da fattori come l’esigenza della donna di conquistare nella società posti sempre più importanti in concorrenza con gli uomini, l’istruzione superiore ha determinato la scelta lavorativa femminile. La donna non vuole riconoscersi solo come moglie, madre e angelo del focolare ma vuole impegnarsi per contribuire a formare una società con impronta meno esclusiva maschile. Essa esige anche ritagliarsi degli spazi in autonomia per realizzare le proprie aspirazioni in altri campi come hobbies, sport, studi ecc.

La parità non è stata ancora del tutto raggiunta ma in famiglia la donna oggi ha voce in capitolo sull’educazione dei figli, sulle scelte nei vari ambiti perchè contribuisce anche economicamente alla conduzione famigliare e nel costo della vita dei componenti.

È anche cambiata la mentalità della società: si rimanda ad età più tarda la nascita di un figlio perchè si preferisce non avere impegni appena si costituisce una qualsiasi forma di famiglia, bisogna prima fare esperienze viaggiando, divertendosi, accumulando risorse economiche, oppure si rinuncia alla maternità adducendo cause come il timore di malattie o di una vita infelice in una società violenta. Ognuno ha la sua scusa.

È vero che crescere un figlio un figlio comporta responsabilità, fatica e anche rinunce ma non c’è niente di più bello e di più grande del mettere al mondo una creatura, carne della tua carne, che può dare un senso vero e autentico alla vita, che genera amore e sentimenti profondi.

Inseguire un percorso di vita edonistica, senza responsabilità ed affetti può essere comodo e piacevole fino a quando va tutto bene, ma col passare degli anni ti ritroverai solo e allora cosa sarà rimasto di una vita godereccia, libera, spesa tra viaggi e vacanze? Non lascerai di te nessuna traccia, anche se sarai stato un personaggio di peso sociale e di nota fama, mentre il DNA trasmesso ai tuoi discendenti avrà avuto i suoi frutti e un fine in questo mondo voluto da Colui che ci ha creati.

Mi stupisce sempre più la quotidiana osservazione che in questa attuale società c’è sempre meno spazio per la vita umana ma un forte interesse per gli animali a cui vanno tutte le cure e attenzioni. Si vedono coppie portare a spasso cani invece dei bambini, si spendono soldi per i loro bisogni senza risparmio tanto che si è creato un lucroso business attorno a questo interesse tra veterinari, toilette, cibarie, abbigliamento ed altro. Sono stati creati pranzi gourmet in ristoranti extralusso fino a 150 euro, negli hotel stellati spazi in suite   per cani di persone facoltose che non vogliono separarsi dal loro “figlio peloso” ( v. Brambilla). Qualche animale viene seppellito nella tomba a fianco del padrone.

Amare gli animali è un nobile sentimento ma bisogna essere equilibrati tenendo presente che l’uomo è uomo e l’animale, pur essendo un essere vivente, ed anche se gli vogliamo bene, non dobbiamo umanizzarlo, bastano già i robot definiti umanoidi, pur essendo un concentrato di fili e metalli.

Mi sembra un cammino verso una deriva alienante.

Restiamo umani ( v Enciclica Leone XI )!

Rondini – Adriana Perillo

Rondini pazzerellone e tanto caciarone,
sempre vi rivedo volentieri
mentre nel cielo cittadino
intrecciate perenni voli rincorrendovi
a rapide schiere incrociate.
Rassomigliate a bimbi vivaci
che mai si danno pace
fino a tarda sera,
in un gioco senza fine.
Lo stridulo vocio non passa inosservato
a chi sa guardare in alto
ad osservare i tetti sfiorati
con abile maestria ,
a slalom tra antenne e camini.
Mentre rapita vi ammiro,
un po’ di nostalgia mi assale
e riaffiorano i ricordi di estati
di altri tempi e altri luoghi,
di ore felici vissute sotto un cielo di montagna,
nel mio dolce paese natio.

-Adriana Perillo

Festa di San Domenico Savio per ragazzi dalla 3^ media in su!

In arrivo la Festa di San Domenico Savio dedicata a tutti i giovani dalla terza media in su!

In collaborazione con UP 59-60, vi aspettiamo sabato 9 maggio dalle 15.30 a mezzanotte per un confronto con Alessandro Poma, giochi, riflessioni, cena e… dj party!

Necessaria iscrizione entro il 22 aprile a:

  • Alice 3407136153
  • Ciappo 3471081655
  • Erika 3703201432

Costo di € 5 euro con merenda e cena incluse.

San Domenico Savio ci ricorda che la santità può essere gioia, amicizia, festa e vita piena. Ti aspettiamo per viverla insieme!

“Come acqua chiara”: il musical sulla vita di Don Bosco

Artedanza presenta la vita di don Bosco in musical, di Pietro e Benilde Robusto: “Come acqua chiara” vi aspetta al teatro del Colle Don Bosco il 16 maggio alle ore 21.00 e in replica il 17 maggio alle ore 16.00!

Biglietti disponili online ai seguenti link:

Per informazioni: teatrocolledonbosco@gmail.com.

 

Festa di San Domenico Savio 2026: il programma completo

In arrivo la Festa di Domenico Savio! L’8, 9 e 10 Maggio la Casa Natale di San Domenico Savio vi aspetta per 3 giorni di celebrazione, preghiera e festa.

Programma

Venerdì 8 | Ore 20.45
  • IN CAMMINO CON MARIA
    Recita del Santo Rosario per le vie della Borgata con riflessioni
Sabato 9 | Ritrovo alla Casetta ore 8.15
  • CAMMINATA SULLA VIA DI DON BOSCO TRA FEDE E ARTE A RIVA PRESSO CHIERI
    Percorso: Palazzo Grosso, Parrocchia, Confraternita, Madonna della Fontana, Casa natale di S. Domenico Savio

    • A cura di Agricampus del Cammino e Amici di San Giovanni
    • Prenotazioni: info@agricampus.eu o 3501235116
Sabato 9 | Dalle ore 16.30
  • INCONTRO TRA I GIOVANI
    Confronto dei giovani con Alessandro Poma, tra giochi e riflessioni.

    • A seguire cena e festa con musica e DJ set
    • Per info:  3286959184
Domenica 10 | Festa in famiglia
  • Ore 9.30: Biciclettata in famiglia
    • Partenza dalla parrocchia di Riva alle ore 9.50
  • Ore 10.45: Omaggio davanti al monumento
  • Ore 11.00: Santa Messa
    • Celebrata da don José Miguel Nùñez, Rettore del Colle Don Bosco, e animata dalle Corali
  • Ore 13.00: Pranzo preparato dagli Amici di San Giovanni
    • (Su prenotazione entro venerdì 9 Maggio a: Valentina 3492892782 o Lodovico 3351595027)
  • Ore 14.30: Giochi in famiglia
  • Ore 16.30: Chiusura dei giochi
    • Conclusione con merenda

Per tutta la giornata sarà disponibile il Banco di Beneficienza.

“In cammino”: un video per raccontare la strada verso la Santità di Domenico Savio

Un viaggio nei luoghi, nelle parole e nello spirito che hanno segnato l’incontro tra Domenico Savio e Don Bosco: è online In Cammino – La strada verso la Santità, il nuovo video realizzato dalla Casetta Domenico Savio, in collaborazione con l’Ufficio Comunicazione dell’Ispettoria ICP.

Il racconto è affidato alla voce di don Enrico Lupano, che guida lo spettatore attraverso i passaggi più significativi della vita del giovane santo, intrecciando storia, spiritualità e testimonianze concrete di un cammino che continua a parlare ai ragazzi di oggi.

Il video, girato negli ambienti che custodiscono la memoria viva di Domenico e di Don Bosco, è disponibile in 5 lingue, per favorire la diffusione del messaggio e raggiungere comunità educative e gruppi salesiani in tutto il mondo:

  • Italiano
  • Inglese
  • Spagnolo
  • Portoghese
  • Francese

Non è solo un racconto storico: è un invito. Un invito a lasciarsi ispirare dalla vita di Domenico Savio, dalla sua gioia contagiosa, dalla sua capacità di vivere la santità nella quotidianità, nelle piccole scelte, nella fedeltà ai propri impegni.

Un contenuto pensato per gruppi giovanili e oratori, scuole e insegnanti di religione, famiglie e catechisti, pellegrini e visitatori dei luoghi salesiani. Un materiale prezioso per incontri, percorsi formativi, momenti di preghiera o semplicemente per riscoprire una storia che continua a illuminare.

Dove vedere il video

Il video è disponibile sul sito della Casetta Domenico Savio e su Vimeo:

ULIVO | Silvia Falcione

Dalla domenica delle Palme fino a Pasqua c’è una pianta che ci accompagna, l’ulivo. Come mai? Lo dicono i Vangeli.

Ma cosa dicono davvero i Vangeli? Me li sono riletti per curiosità. Quando Gesù entra per l’ultima volta a Gerusalemme prima della Passione trova una folla esultante ad accoglierlo. Stendono i
mantelli e tagliano i rami dagli alberi scrive Matteo senza precisare quale albero. Marco parla di fronde tagliate dai campi. Luca dice che Gesù e i discepoli scendevano dal monte degli ulivi.

Giovanni dice che la folla prese dei rami di palme. Nessuno cita i rami di ulivo. Allora perché noi abbiamo questa tradizione dei rami d’ulivo? Forse anche per associazione con il monte degli ulivi, luogo frequentato da Gesù con i discepoli. Ho comunque provato a fare una breve ricerca su questa pianta che ha una storia millenaria e un profondo significato culturale, è molto più di una semplice pianta.

Simbolo di pace e prosperità, l’ulivo ha affascinato civiltà antiche e moderne, influenzando la vita di molte popolazioni. Il suo ruolo va ben oltre la semplice produzione di olive e olio; rappresenta un legame tra passato e presente, un simbolo di continuità e tradizione.

L’ulivo è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo. Le sue origini risalgono a oltre 6000 anni fa nella regione del Mediterraneo orientale.  Questa regione, ha offerto il terreno ideale per la crescita e la diffusione dell’ulivo. Da lì, si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, diventando una coltura fondamentale per molte civiltà.

Nel corso dei secoli, l’albero di ulivo si è adattato a diversi climi, diffondendosi in paesi come Italia, Grecia, e Nord Africa. L’ulivo si è diffuso grazie alle rotte commerciali e alle conquiste militari. Inoltre, la capacità dell’ulivo di sopravvivere in condizioni difficili ha reso la sua coltivazione attraente per molte società. Questa diffusione ha permesso all’ulivo di diventare un elemento centrale nella cultura di molte nazioni, influenzando anche le loro tradizioni.

Nella Bibbia, l’ulivo è menzionato più volte come simbolo di pace e riconciliazione. La colomba con un ramoscello di ulivo nel becco rappresenta il segno della fine del diluvio universale.   Questo simbolismo di pace ha attraversato i secoli, influenzando la percezione dell’ulivo in molte culture. Inoltre, l’olio d’oliva, estratto dai frutti dell’ulivo, si usava per scopi sacri in molte religioni. Questo utilizzo sacro sottolinea il rispetto e la venerazione che l’ulivo ha suscitato nel corso della storia.

L’ulivo è universalmente riconosciuto come simbolo di pace, speranza e prosperità. Il suo significato simbolico è radicato nella sua resistenza e longevità, poiché l’ulivo può vivere per centinaia di anni. Questa capacità di sopravvivenza ha fatto dell’ulivo un simbolo di stabilità e continuità.

La pianta di ulivo è anche simbolo di rinascita, grazie alla sua capacità di rigenerarsi anche dopo essere stata danneggiata. Questa resilienza ha ispirato molte culture a considerare l’ulivo come simbolo di forza e perseveranza. L’ulivo simboleggia anche l’unità e la cooperazione.

Ecco il profondo significato che ha assunto nel tempo un semplice ramo d’ulivo. Mi piace pensare che Gesù conoscesse il suo significato e perciò abbia scelto il giardino degli ulivi.

Mi piace esserne consapevole quando porterò a casa il ramo d’ulivo benedetto della festa delle Palme.