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Frate foco | Silvia Falcione

“Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.”

So di avere saltato alcune strofe ma mi premeva questa di frate foco a causa dei tanti incendi che hanno devastato le nostre montagne e colline in questa bollente estate. Almeno in alta montagna non sono stati dolosi o dovuti a disattenzione. Sono stati i fulmini dei tanti temporali senza pioggia a provocarli. Incendi di alta quota sopra i boschi, sulle pareti rocciose circondate da arbusti e fogliame così secchi da prendere immediatamente fuoco e dare inizio a incendi radenti difficilmente raggiungibili se non dall’alto con i canadair o gli elicotteri.

Fuochi che dormivano sotto terra in braci ardenti e ricomparivano dopo giorni che si credevano spenti per ricominciare al passaggio di un animale o dopo una piccola frana che smuoveva la terra ancora calda e scopriva le braci. Montagne intere che bruciavano quando l’incendio radente raggiungeva le chiome dei boschi. Fumo e cenere che scendevano nelle valli come una nebbia affumicata. Centinaia di volontari AIB ad aiutare i vigili del fuoco. Due mesi di lotta ininterrotta a spegnere fiamme e bonificare il sottobosco.

Insomma frate foco questa estate ha dimostrato davvero quanto sia robustoso e forte. Ma anche quanto sia bello e gioioso nelle foto notturne postate dalla gente sui social con le fiamme che incoronavano le cime impervie impossibili da spegnere a causa del vento caldo, delle alte temperature e della siccità. Poi finalmente a fine agosto è arrivata sorella pioggia a mettere in castigo frate foco che si era divertito per così tanto tempo causando immensi danni a foreste montagne animali e umani.

Ha illuminato innumerevoli notti questa estate, ma non per radunare la gente a cantare intorno al falò. Il suo dilagare è stato un insegnamento a noi uomini e donne di buona volontà. Non si può approfittare della natura indugiando in uno sfruttamento sconsiderato. Le conseguenze saranno terribili. Frate foco è bello e iocundo, ma anche forte e robusto.

Attenzione a rendergli facili le condizioni per espandersi. Sarà difficile fermarlo.

Frate Francesco ha bene scelto gli aggettivi per descriverlo.

Lodiamo Dio per questo dono anche se ne siamo indegni.

 

il Cantico delle creature 3 | Silvia Falcione

“”Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.”

Frate Francesco guarda col naso verso il cielo in una notte stellata, stellatissima di quelle con milioni di stelle incastonate nel tessuto blu della notte. Me lo immagino sdraiato in un prato da solo o con i fidati compagni, un filo d’erba in bocca, con gli occhi spalancati sul firmamento del cielo.

Laudato sii mi Signore…

E ricordo le ultime notti dei campi a Gressoney. Il falò quasi spento e noi giovani giovanissimi a guardare la stellata. Quella è Orione! Cassiopea… dove sono il grande e il piccolo carro? Guarda come risplende Vega! 

Da sempre il firmamento ha affascinato gli esseri umani. Ci fa sentire piccoli della nostra vera piccolezza con la sua enorme e risplendente bellezza. Peccato che ormai dalle città troppo illuminate, troppo inquinate da illuminazioni spesso inutili ed esagerate, non si riesca più a veder le stelle. Ancora la luna si vede, soprattutto quando è una luna gigante e tutti là sul balcone a fotografarla. O anche qualche pianeta che risplende di luce riflessa dal sole, Marte o Venere si distinguono ancora nell’inquinamento luminoso, ma tutto qui purtroppo. Per ammirare il firmamento occorre il buio vero, in montagna o in campagna o in collina. 

Anche questa meraviglia rischiamo di perderci nella società tecnologica.

Ma ecco il cantico di Francesco a ricordarci quanti doni abbiamo ricevuto. Quanti doni rischiamo di perderci, di non riuscire a goderci, di passare loro accanto senza accorgerci. 

“ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
L’amor che move il sole l’altre stelle”

Scrive Dante nell’ultima terzina della Commedia.

“Guarda come brillano le stelle nella notte benché molte di loro da tempo siano morte.
Finché le stelle splendono nel cielo buio e nero l’amore sarà vivo per sempre e per davvero.”

(tratto da un libro per bambini).

Il Dio Amore sempre ci sorprende.

-Silvia Falcione

il Cantico delle creature 2 | Silvia Falcione

“Sii lodato, o mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente messer fratello sole, che ci illumia di giorno.
Ed esso è bello, raggiante e con grande splendore:
esso simboleggia Te, Altissimo Signore.”

La seconda strofa del Cantico loda Dio per fratello sole che ci illumina con grande splendore. Forse in questa estate infuocata non ci verrebbe proprio di lodare un fratello che ci arroventa così tanto le giornate fino a tarda sera. Purtroppo se fratello sole è costretto a rosolarci così, la responsabilità è in gran parte nostra che non abbiamo avuto abbastanza cura del nostro pianeta Terra, la casa che Dio ci ha donato e questo eccessivo riscaldamento è una delle conseguenze.

Sappiamo perfettamente che senza fratello sole non ci sarebbe vita sulla terra. Ci sarebbe solo un freddo impenetrabile buio di morte. Il sole ha permesso alle prime cellule di vita di scaldarsi e riprodursi negli oceani dando il via alla evoluzione delle specie. Oggi grazie alla tecnologia fotovoltaica il sole ci regala energia pulita e a basso costo eppure noi umani sembra che non riusciamo ad apprezzare le opportunità che ci offre per riparare ai danni che abbiamo causato alla natura.

San Francesco celebra madre natura in questa preghiera di lode. Egli percepiva nell’anima e nello spirito l’immenso dono che Dio ci ha fatto come noi spesso non riusciamo a sentire.  Egli aveva chiaro come fratello sole nel suo splendore simboleggia la grandezza e la Grazia di nostro Signore che è luce ai nostri passi, ai nostri occhi e illumina le nostre menti se lasciamo entrare la Sua luce.

Dipende da noi.

-Silvia Falcione

il Cantico delle creature | Silvia Falcione

In occasione degli 800 anni del ritorno al Padre di frate Francesco (1226) ho pensato di scrivere alcune meditazioni sul Cantico delle creature che ha compiuto 800 anni lo scorso anno essendo stato scritto dal santo al termine della sua vita (1224/25), quando era cieco e malato.

Sorprende la scelta del momento di ispirazione di questa preghiera di lode, ma i Santi spesso ci sorprendono e il Cantico se vogliamo è un po’ la sintesi di tutta la vita spirituale di San Francesco.  Viene considerato il primo testo poetico in volgare italiano giunto sino a noi e si presenta come una “lauda” in cui il santo scioglie un commosso inno alla potenza di Dio, attraverso l’elenco degli elementi del creato che vengono quasi invitati a unirsi a lui in una preghiera comune.

La lingua è il volgare umbro con l’inserzione di molti latinismi, i primi versi sono rivolti direttamente a Dio.

“Altissimo onnipotente bon Signore
Tue son le laude la gloria et l’onore et ogni benedizione.
A Te solo Altissimo se confanno  e nessun uomo è degno di te mentionare”

Vi ho scritto una traduzione non completa in italiano del testo originale per una maggiore comprensione.

Frate Francesco si rivolge direttamente a Dio e lo chiama l’Altissimo come spesso viene chiamato nell’Antico Testamento.  Già dai primi versi si capisce che la sua sarà una preghiera di lode, la più alta preghiera che un essere umano può rivolgere a Dio, la più gradita a Lui e la più difficile perché spesso le ansie e gli affanni della vita ci portano a chiedere aiuto e protezione e ben poco a lodare.

Eppure Francesco è cieco e malato quando detta a un altro frate questa preghiera, testimoniando così che è possibile riconoscere la presenza amorevole e vitale di Dio in ogni condizione, anche la più sofferta e precaria.

Non ci viene di certo spontaneo. Occorre esercitarsi nei momenti più sereni quando è più facile ringraziare non per eventi rari o eccezionali ma per ogni piccola cosa che ci rivela la Sua vitale Presenza.

Occorre esercitare i sensi per osservare ascoltare odorare toccare tutta la bellezza di cui siamo circondati e che Lui ci ha regalato. San Francesco si era talmente esercitato che anche da cieco la sapeva vedere  ne sapeva godere e da questo nasce la sua laude. Almeno così mi viene da riflettere.

Laudato sii!

-Silvia Falcione