Ciao Chiara

Ciao Chiara, sei partita l’anno scorso e già il giorno dopo ci mancavi. I ricordi sono tanti, gli incontri sono stati tanti e le occasioni di incontro/scontro sono sempre stati dei confronti utili.
Bambina con i bambini, amica con le amiche, salesiana con il prossimo: la sensibilità di una donna con la mente aperta, il cuore in mano e lo slancio di ragazza per abbracciare le lacrime e le gioie, il dolore e le vittorie. Mai un giudizio definitivo ma sempre l’accoglienza, mai la chiusura con preconcetti ma sempre la vigile tolleranza: Chiara sei stata una bella compagna di vita.

Sicuramente abbiamo perso la tua presenza ma abbiamo la tua eredità: la generosità, l’interesse sempre vivo, l’affetto verso i genitori, l’amore sconfinato per la tua famiglia, una fede allegra, come la voleva don Bosco.

Le tue mani sempre all’opera, il tuo servizio sempre silenzioso, i tuoi consigli sempre attenti e preziosi: grazie Chiara, grazie davvero.

La forza dell’amore – Adriana Perillo

Ogni anno, il 14 febbraio, ricorre la festa di San Valentino dedicata a tutti gli innamorati. Essa risale al IV secolo dopo Cristo ed era chiamata Lupercalia, in onore del dio pagano della fertilità,
Luperco. Era una festa dai riti molto sfrenati, poco consoni all’idea dell’amore cristiano, perciò nel 496 il papa Gelesio I nominò patrono degli innamorati San Valentino da Terni.

Questa festa, oggi ,si onora in molti paesi ma non ha risvolti religiosi, bensì economici e consumistici; tuttavia celebra l’amore, un sentimento essenziale per ognuno perché siamo fatti per amare ed essere amati. “Amor, amour, love”: cosa indica questo vocabolo? Affetto, passione, attrazione, tenerezza, ardore, interesse, inclinazione, misticismo: molti sono gli ambiti in cui viene usata per indicare le tante sfumature di questo sentimento che riguarda la sfera affettiva.

La Bibbia, libro dei libri, nel Cantico dei cantici ci offre pagine di una incredibile bellezza sull’amore, canta la passione di due sposi che vivono l’attrazione anche fisica che è “forte come la
morte”. Nella storia dell’uomo è stato il tema prediletto di poeti, artisti, musicisti che lo hanno esaltato in tutte le sue forme, inneggiando o lamentando le pene d’amore.

Ogni tempo ha avuto i suoi cantori: nel VII secolo A.C. La poetessa Saffo, nell’isola di Lesbo, dove c’era una comunità dedita al culto di Afrodite, scriveva versi per un amore non corrisposto per cui morì suicida, secondo la leggenda. L’amore rende più bello il mondo ma a volte è causa di guai, come scrive Omero nell’Iliade e nell’Odissea, dove gli eventi raccontati sono stati determinati da storie d’amore: Elena, rapita da Paride, fa scatenare la guerra tra Greci e Troiani e Odisseo, trattenuto dagli affetti prima di Calipso e poi di Circe, ritorna dalla sua fedele Penelope solo dopo dieci lunghi anni dalla fine della guerra di Troia. Anche Virgilio, in epoca romana, narra la forte passione di Didone ed Enea, che portò alla morte suicida della regina dopo il suo abbandono.

La poesia ci permette di sognare, contiene gioia, felicità, allegria ma anche tristezza, sofferenza e per questo è magica, perché esprime emozioni individuali e personali che diventano universali. Catullo, poeta del I secolo A.C. è il vate per eccellenza dell’amore forte e distruttivo verso Clodia, i suoi versi parlano della fine dell’amore ma anche di quello che sognava pazzamente e poi odiava
struggendosi: “Odi et amo… non lo so ma capisco che succede e mi tormento”. In un carme famoso si esprimeva: “Viviamo mia Lesbia, ed amiamo… tu dammi mille baci, quindi cento, poi dammene altri mille e quindi cento…

Leggendo i vari autori della rima amorosa è evidente che l’amore sofferente ispira maggiormente perché tocca le corde del cuore in modo doloroso, esasperato ed infelice come per Tristano e Isotta, Orlando portato alla follia dall’amore per Angelica, Giulietta e Romeo ed altri.

Nella Divina Commedia questo sentimento è onnipresente ed è il motivo per cui Dante intraprende il suo viaggio dagli inferi fino al cielo. C’è quello che va dai sensi (inferno) allo spirito e tante altre forme: passionale, dolce e disperato, irrefrenabile (Paolo e Francesca),”Amor ch’al cor gentile ratto s’apprende” (amore che ha una forza potente ed irresistibile), “Amor ch’a nullo amato amar perdona”(amore che obbliga chi è amato ad amare a sua volta), amore mistico verso Dio “L’amor che move il sole e tutte le altre stelle”).

Nella storia della letteratura di tutti i popoli troviamo tanti poeti e scrittori che hanno esaltato questo sentimento come il dono più bello della vita ma qui mi sono limitata ad alcune citazioni.

Oggi l’amore ispira i cantautori che creano testi musicali riferiti alle varie situazioni amorose, alcuni molto belli, tanti altri banali e poco originali. Invece la musica lirica con il melodramma ha espresso largamente le emozioni d’amore con grandi autori come Verdi, Mascagni, Puccini che hanno creato capolavori come le opere Tosca, Boheme, Aida, La cavalleria rusticana ecc…

Anche nell’ambito teatrale e delle arti figurative abbiamo opere bellissime che mostrano la loro bellezza nei musei ed esprimono con le immagini il desiderio d’amore.

Negli ultimi tempi nella vita reale, l’amore sta vivendo momenti tragici perché quotidianamente sentiamo parlare di amore criminale, femminicidi, di tragici eventi che portano morte anche nelle famiglie dove questo sentimento dovrebbe regnare sovrano, lasciandoci increduli e sbigottiti.

Nell’Inno all’amore della lettera ai Corinzi si legge:

“Se ho il dono d’esser profeta
e di conoscere tutti i misteri,
se possiedo tutta la scienza
e anche una fede da smuovere i monti,
ma non ho amore,
io non sono niente.”

“L’amore non tramonta mai

Provare a leggere la realtà con gli occhi di Gesù

Provo a offrirvi una pagina biblica che mi sembra dica alcune delle dinamiche sulle quali Gesù ci vuole appassionare, vuole appassionare i discepoli al suo stesso sguardo nei confronti dell’umanità.

Dal Vangelo di Marco, capitolo 6:

“Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci». Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.”

Questa pagina, è esemplare rispetto al desiderio di Cristo di coinvolgerci nel suo modo fraterno di guardare agli altri e alle altre, la compassione che lo divora che lo rafforza, che parte dal basso dalle viscere e che vuole possa essere un’esperienza nella quale appassionare anche i discepoli. Perché è questa la fonte della carità che dal cielo Cristo vuole ispirare a noi umani fatti di cielo e di terra. C’è quella espressione molto bella che papa Francesco utilizza e in cui descrive una delle caratteristiche del Padre, dicendo che egli agisce con noi con combattiva tenerezza: con combattiva tenerezza, con lucida determinazione Gesù ama fino in fondo anche se spesso i discepoli faticano a sintonizzarsi sul suo modo di volere bene, persino i suoi familiari; Marco è quello che in modo più spietato ci testimonia che anche i familiari più intimi di Cristo non seppero capire. Quindi vale la pena ricordarci che Gesù ha vissuto la fatica di farsi capire anche dai più intimi.

Questa pagina spesso è ricordata come la pagina della moltiplicazione dei pani, ma è preferibile parlare della pagina dei pani spezzati, perché la parola moltiplicazione nel testo non c’è, perché la logica di moltiplicarci è vero che è iniziativa di Dio, però forse, nei nostri ritmi frenetici di cose da fare, moltiplicare un po’ ci spaventa. Invece spezzare, condividere quello che abbiamo e credere che il Signore poi possa darne a tutti e in abbondanza è l’approccio, mi pare, a cui siamo più invitati a sintonizzarci rispetto a questa scena evangelica. Allora, il Signore aveva proposto ai suoi di riposarsi un po’, questo è l’antefatto del Vangelo di Marco, i dodici sono andati in missione e tornano stanchi, molto contenti e Gesù gli propone: venite a riposarvi un po’, stiamo insieme. Salgono sulla barca, ma ecco arrivati ad approdare all’altra riva, la folla li ha cercati, non vogliono mollare quell’uomo così straordinario che è segno di una provvidenza che viene dall’alto. E di fatto Gesù trova questa compassione: quindi offre loro prima il cibo della parola e poi, aiutato dal bisogno dei discepoli, questi si avvicinano a Gesù dicendo: tutto bello! Certo il programma doveva essere un po’ diverso, ci avevi proposto qualche ora fuori porta per riposarci un po’; va bene, non ce la fai a non prenderti cura di questi uomini e di queste donne, però si è fatto tardi, rimandali a casa perché possano provvedere a mangiare, perché comprino qualcosa; siamo in un luogo deserto.

E Gesù fa questa proposta disarmante: “date loro voi stessi da mangiare”. In italiano possiamo permetterci il lusso di trasfigurare questo versetto e intendere che quel: “date loro voi stessi da mangiare” possa fare riferimento prima di tutto a una scommessa personale. Siate voi, mettetevi in gioco, mettete in gioco la vostra vita; date loro voi stessi da mangiare. I discepoli denunciano l’impossibilità di poter provvedere a questa lista, perché mancano le risorse. Duecento denari di pane, arrivano subito ad entrare nel merito.

La domanda di Gesù non è quanti pani ti mancano? Ma quanti pani avete? Noi spesso partiamo da quello che ci manca, noi siamo bravissimi a fare calcoli. A inizio anno sociale tutto quello che ci manca: i collaboratori, i soldi, le strutture, il tempo, la mancanza di idee, la fatica di un nuovo inizio; tutto quello che ci manca! Gesù non chiede: quanti pani vi mancano? Chiede: quanti pani avete? Abbiamo una letteratura sterminata rispetto a tutto quello che ci manca. Di fronte alla mancanza noi siamo sembra come di fronte a un bivio, cosa fai della mancanza? Un grembo, un vuoto da colmare per grazia di Dio e partecipazione cordiale della tua libertà e ti è richiesto di condividere quello che hai, quello che avete. Oppure ti affossi da solo, ti inchiodi a queste letture che pensi neutrali: ma è oggettivo che ci manca questo, quello e quest’altro.

Le nostre diagnosi spesso, pur se necessarie, diventano delle sentenze che danno forma alla realtà, il nostro sguardo incide sulla costruzione della realtà. Un giudizio non è mai neutrale: o è per la condanna o è per la salvezza, non ci si può lavar le mani. Non esiste la neutralità: di questi dati che cosa ne fai? Gli economisti, e poi questa categoria è stata ripresa anche dagli psicologi oltre che dalle neuro-scienze, parlano della profezia che si auto-avvera: se tu fai certe diagnosi, quelle diagnosi determinano la tua realtà.

La Pace a Parigi – Silvia Falcione

 

Parigi olimpica ultimo atto di una magnifica impresa. Le olimpiadi non fermano le guerre purtroppo ma condividono i valori di una pace possibile.

I rappresentanti dei 5 continenti e dei rifugiati insieme ai presidenti olimpici rendono evidente che il mondo è solo in piccola parte bianco. Anche l’inno americano paese ospite delle prossime olimpiadi 2028 viene cantato da una afroamericana e nera è anche la sindaca di Los Angeles. In chiusura My Way viene cantata da una francese di origini africane.

Il mondo è già cambiato. Le Olimpiadi ce lo mostrano senza paura della sua multiculturalità. Una festa multicolore perché gareggiare senza distruggere l’avversario dà gioia una sana gioia anche a chi sta solo guardando da uno schermo.

C’è speranza. Si C’è. Grazie agli atleti che ce la mostrano che sono la meglio gioventù di questo pianeta.

Paix Peace Pace Shalom Salam a vous mes amis.

-Silvia Falcione

Con le mani – Adriana Perillo

Nella Cappella Sistina, tra i meravigliosi affreschi di Michelangelo, gli occhi sono catturati dall’immagine di Dio che crea l’uomo.

È una visione bellissima, una raffigurazione di forza e potenza di Dio che con un dito della mano dà vita all’essere umano. Così Michelangelo immagina l’inizio della vita dell’uomo, da una mano che si tende e crea: sembra una magia!

Quando nasce una creatura anche noi siamo stupiti di fronte ad un essere così piccolo, ci sembra un miracolo se tocchiamo le sue tenere manine che nella loro piccola dimensione sono perfette.

Le mani! Forse le mani sono la parte del nostro complicato corpo che hanno una funzione particolare multitasking, come si dice oggi.

Innanzi tutto esse sono indispensabili per afferrare ogni cosa: il lattante si aggrappa al seno materno per nutrirsi o trattiene tra le mani il biberon pieno di latte; le prime conoscenze del mondo intorno a sé le fa toccando gli oggetti o tenendosi ai sostegni a lui vicini quando tenta i primi passi.

Le mani dei genitori danno sicurezza al bambino, le carezze lo colmano di amore, i suoi bisogni sono curati dalle gentili mani materne, con le sue manine riconosce al tatto il viso della mamma.

Il povero che tende la mano in cerca di aiuto lo trova in un’altra che si sporge verso la sua e il medico con le sue mani può salvare la vita di chi è in pericolo.

Esperte e calde mani sanno dare benessere ad un corpo provato da malattie, ci trasmettono con le carezze sensazioni di piacere e possono sollevare l’animo di chi sta lasciando la vita.

Straordinarie opere pittoriche, architettoniche, capolavori della letteratura e della musica sono stati creati da mani sapienti e capaci.

Tutto ciò che ci circonda è stato opera delle mani dell’uomo: ponti incredibili, edifici che durano secoli, aerei che sorvolano spazi infiniti, navi gigantesche che solcano mari ed oceani. La nostra vita è legata a chi con le mani si occupa del nostro nutrimento, a chi sa soddisfare tutti i nostri bisogni.

Le mani possono sopperire anche alla comunicazione sociale di chi non è in grado di parlare usando il linguaggio dei segni, come anche i non vedenti riescono a leggere un testo toccando una scrittura in rilievo, il braille.

Durante le tante alluvioni che hanno causato disastri e morti le mani di molti giovani volontari accorsi hanno spalato fango, hanno portato aiuto alla gente, hanno salvato la cultura mettendo in salvo con le mani a catena i preziosi libri delle biblioteche.

Eppure, questo meraviglioso strumento di cui siamo dotati, le mani, sanno operare il male: il bene e il male provengono da una stessa fonte. Quanta violenza si consuma ogni giorno con le mani che dovrebbero dare amore e sicurezza!

Le stesse mani nude a volte sono causa di morte se si usano contro qualcuno: ne conosciamo gli esempi sin dai primi uomini, Caino tolse la vita a suo fratello Abele con le sue mani e così fece Romolo con Remo, come racconta la leggenda. In tutta la storia dell’uomo la scomparsa di intere popolazioni è stata causata da armi sempre più distruttive create dalle mani di uomini belligeranti.

Utili e vantaggiosi o dannosi e nocivi, si potrebbe parlare all’infinito degli usi che facciamo di un dono così grande ed indispensabile che ci è stato fatto da chi ci ha creati, dipende solo da noi operare la scelta giusta.

A me piace ricordare una canzone di Endrigo che auspicava un girotondo intorno al mondo fatto dalle mani di tutti i ragazzi del mondo.

Che bello!

San Domenico Savio – Lodovico Gillio, già Sindaco di Riva presso Chieri

Ricordo alcune date che i residenti di San Giovanni di Riva della mia generazione conoscevano bene.

Domenico Savio è nato a Riva presso Chieri, in Frazione San Giovanni, il 2 aprile 1842 alle ore 9.00, e fu battezzato lo stesso giorno alle ore 17.00 nella Chiesa Parrocchiale di Riva: lo testimonia anche una lapide apposta nel battistero.

La famiglia proveniva da Castelnuovo d’Asti (ora Castelnuovo Don Bosco) ed è rimasta San Giovanni solo due anni, per poi ritornare a Castelnuovo in frazione Murialdo.

Dopo essere stato ospite dell’Oratorio di Don Bosco a Torino per alcuni anni, gravemente malato ritornò in famiglia a Mondonio dove morì il 9 marzo 1857, in odore di santità: dopo la sua morte Don Bosco scrisse la sua vita e dichiarò:

“questo ragazzo farà parlare molto di sé”.

Nel 1950 è stato proclamato beato da Papa Pio XII e il 12 giugno 1954 lo stesso Pio XII lo proclamò Santo nella Basilica di San Pietro in Vaticano, alla presenza anche di alcune persone della frazione.

In occasione della beatificazione e canonizzazione i parrocchiani di Riva in processione portarono nella Chiesa di San Giovanni la statua che oggi vediamo.

La frazione San Giovanni, nel 1957, primo centenario della morte, realizzò il monumento marmoreo davanti alla casetta natia, successivamente trasformata in un centro di accoglienza per i giovani.

Ricorrendo quest’anno (12 giugno) i 70 anni dalla canonizzazione, il Parroco Don Claudio Bertero ha proposto al Sindaco e alla popolazione tutta di proclamare San Domenico Savio co-patrono di Riva presso Chieri, insieme a Sant’Albano.

Nel corso di una solenne Celebrazione, oggi 12 giugno alle ore 11.30, il Parroco ha illustrato la proposta ai fedeli, con grande partecipazione dei ragazzi dell’Oratorio.

Anche l’Oratorio avrà patrono San Domenico Savio, e la lode Inneggiamo a Domenico Savio, composta con parole e musiche dall’ex parroco e musicista Don Ettore Gaia, sarà l’inno ufficiale del nostro Oratorio.

“È doveroso che Riva, onorato da tanta grazia e notorietà, abbia a tributare il giusto onore a questo suo così illustre Concittadino”.

-Lodovico Gillio

SAN DOMENICO SAVIO E DON CLAUDIO

Oggi, 2 giugno, in vista della ricorrenza del 70° anniversario della canonizzazione di San Domenico Savio, avvenuta a Roma in San Pietro il 12 giugno 1954, in qualità di Parroco di riva Presso Chieri e a nome di tutta la Popolazione di Riva, presento al Sindaco la richiesta ufficiale di scrivere, anche a tutti gli effetti civili, il nostro conterraneo San Domenico Savio, nato a Riva presso Chieri, Fraz. San Giovanni, il 02 aprile 1842 ore 09.00 e battezzato nel medesimo giorno alle ore 17.00, nella nostra Chiesa parrocchiale, quale Compatrono di Riva Presso Chieri, insieme a Sant’Albano.

Il giorno 12 giugno, durante la Messa, lo dichiarerò patrono del nostro Oratorio insieme a San Giuseppe, istituendo anche l’inno – scritto e musicato dal Priore di Riva don Ettore Gaia: “Lode a S. Domenico Savio” – quale inno ufficiale dell’Oratorio di Riva.

Di Buon Mattino (Tv2000) – Le catacombe di Priscilla

Il pellegrinaggio è una pratica devozionale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro e quivi compiere speciali atti di religione, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale.

«Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.»

Un pellegrinaggio cristiano è una pratica religiosa svolta da fedeli cristiani verso luoghi di culto particolarmente significativi e santi.

Ecco una tappa di un pellegrinaggio molto interessante con la nostra guida, Monsignore Pasquale Iacobone.

Willy e la Casetta, un sogno senza fine

Una bella eredità

Quando si parte per un lungo soggiorno altrove, quando si chiude una esperienza importante, quando si termina un ciclo scolastico o il rapporto di lavoro, rimangono i ricordi, che tutti sperano essere belli, affettuosi, significativi.

Alunni ricordano alcuni insegnanti particolarmente capaci, colleghi ricordano il loro ufficio con un po’ di nostalgia, un amico ricorda con affetto colui che è partito per studio, lavoro o nuovi legami.

Ci sono persone che però, dopo la loro partenza, non lasciano solo ricordi: trasmettono messaggi.

Maurizio Baradello ci ha lasciato un ricordo che è più di un pensiero, di una emozione: è un esempio, un impegno e anche una promessa.

L’esempio per la politica che costruisce, l’impegno per creare ponti e la promessa di non voltarci dall’altra parte.

L’impegno politico era un dovere morale, la risposta al richiamo dei valori autentici del vivere civile.

La collaborazione internazionale non era un lavoro per Maurizio, bensì una missione.

Rau ci fa una promessa: buoni cristiani e onesti cittadini vanno per il mondo in tranquillità seminando Pace stringendo mani sconosciute e abbracciando fratelli senza distinzione di razza, cultura, religione.

Grazie Rau.