Magnificat DA DONNA A DONNA Silvia Falcione Baradello

Magnificat

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Ecco qua: il Magnificat. Allora proprio il silenzio fatto persona tu non sei stata Maria.
Questa potente preghiera la pronunci all’inizio della tua storia, davanti a Elisabetta tua cugina e a tutti quelli che erano lì con lei a Betania. Senza la minima esitazione.
Questa preghiera è un collage di versetti del libro dei salmi, che tutti gli ebrei conoscevano a memoria, per pregare Dio, tutti i giorni.
Sono versetti scelti, versetti scelti da te. Non si direbbe proprio a caso.
Il primo lo hai preso da un Cantico di Isaia che recitiamo nella liturgia del salterio, nelle lodi, Isaia 61,10 i primi due versetti e Isaia è il profeta per eccellenza, colui che annuncia la venuta del Messia, tuo figlio che portavi già in grembo.

E’ come un manifesto, il manifesto di una giovane donna ebrea. Ecco cosa mi sembra il Magnificat. Ce lo presentano come il tuo cantico, un cantico di gioia e certamente lo è, ma non basta. C’è molto di più in questa preghiera di lode che è un collage di versetti di salmi biblici. Infatti ogni tanto se preghi con il salterio ne riconosci uno. Dicevo che è molto di più.

Dopo l’iniziale urlo di gioia, i primi sei versetti dove comunque dici che il Signore tuo Dio “ha guardato all’umiltà della sua serva, ovvero ha scelto una ragazza del popolo di Israele e l’ha resa madre prima del matrimonio, cosa decisamente fuori dalle regole sociali, dopo i primi versetti dicevo, tu attacchi con: “Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la Potenza del suo braccio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore……”.

Citando questi versetti tu Dici che la Potenza del braccio di Dio non sorregge i superbi e confonde i loro pensieri e i loro sentimenti. Maria stai dicendo che chi cerca il plauso del mondo inseguendo un personale narcisismo è un bisogno perverso di potere non avrà il sostegno del Signore. Maria oggi nel mio tempo questo è un messaggio divergente. Oggi nella società dell’apparire e all’apparenza la superbia e il narcisismo sono praticati all’estremo, ma forse anche nella tua società vi erano categorie di persone che praticavano alla grande questi atteggiamenti. Anche tuo figlio li stigmatizzerà. Scribi farisei re ricchi epuloni sono le persone contro cui la sua parola suonerà più forte e chiara.

Ovviamente il Magnificat è stato scritto dopo la sua morte quindi non può che essere in linea con la Parola di Cristo nei Vangeli, ma queste parole sono poste all’inizio dei testi sacri della buona novella e le pronunci, tu sua madre e perciò assumono un significato quasi eversivo perché sei donna e le donne vivevano una condizione subordinata di sottomissione al genere maschile e lo hanno fatto per millenni nel Mediterraneo e in molte altre culture, perché sei sua madre per scelta e questo ti dà un ruolo attivo nella storia della salvezza. (…)

E poi tu fragile e forte ragazza ebrea del popolo continui a parlare potentemente scegliendo tra i versetti dei salmi più forti e più rivoluzionari.
“Ha Rovesciato i potenti dai troni. Ha Innalzato gli umili…” come te, povera ragazza di Nazareth da cui “non arriva nulla di buono” si diceva.
Cos’è Maria ti sei messa in politica? Stai per fare un comizio? Tu, che ti hanno fatto passare come la donna del silenzio? Una vita trascorsa nel nascondimento?
All’apertura della tua storia, della nostra storia, della storia della salvezza, non ti nascondi proprio e non taci. Non taci affatto. Piccola giovane fanciulla di Nazareth, (ma cosa mai potrà venire di buono da Nazareth) ma come ti permetti? Dici che il tuo Signore sta dalla parte dei poveri, di quei poveri che non contano nulla: i pastori i nomadi le donne sottomesse dal patriarcato le ragazze madri come te chiamate adultere i barboni i bambini anche quelli abusati gli schiavi di ogni tempo i mendicanti i lebbrosi, i migranti e non continuo perché l’elenco potrebbe essere troppo lungo. Ma continui tu.

“Ha ricolmato di beni gli affamati. Ha rimandato i ricchi a mani vuote”.
Questo fa il Signore Tuo Dio, nostro Dio. Ricolma di beni gli affamati e lascia i ricchi a mani vuote, come nella parabola di Lazzaro, che tuo figlio ha raccontato a una folla di gente e spiegato chiaramente a chi non capiva o faceva finta di non capire.

Nel nostro mondo, come nel tuo, gli affamati sono la maggioranza dell’umanità e i ricchi hanno paura di loro perché sono molti , molti di più e allora i ricchi, che siamo noi, respingono i barconi, respingono i profughi, negano diritto d’asilo e di cittadinanza perché hanno paura di perdere i loro privilegi e i loro beni, spesso, troppo spesso costruiti sul sangue dell’imperialismo e del colonialismo accompagnati dallo schiavismo condannato da secoli dalla Chiesa, ma sempre esistente sotto diverse forme, coperto dall’ipocrisia di molti sepolcri imbiancati di ieri e di oggi.

Maria, sapevi cosa stavi dicendo? Io credo di sì. Altrimenti non avresti detto quel Si!
Il tuo SI, al tuo Dio della giustizia che sta sempre, sempre, dalla parte degli umili e degli affamati. Grazie, grazie della tua preghiera, del tuo coraggio, della tua testimonianza. In questo ti sento amica, di quella particolare amicizia che si stabilisce tra noi donne.

“Nell’angolo della stanza.
Sul cielo d’oriente
È fiorita la luce dell’universo,
è un giorno lieto.
Sono destinati a conoscersi
Tutti coloro che cammineranno
Per strade simili.”  Tagore